L'estratto
Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.La ragazza, che un giorno sarà seduta nell’oscurità come in una poltrona, ne avrà avuto a sufficienza dell’uno e dell’altra per averne paura. Avrà imparato fin troppo bene e a sue spese che la vista a volte non è un fatto esclusivamente fisico ma mentale. Improvvisamente, i fari di una macchina di passaggio disegneranno un riquadro luminoso che percorrerà le pareti con rapida furtiva curiosità, come alla ricerca di un punto immaginario. Poi, dopo la prigionia della stanza, quel ritaglio di luce ritroverà la libertà della finestra e tornerà fuori, all’inseguimento della macchina che l’ha generato. Oltre la cortina delle tende, oltre i vetri, oltre i muri, nel buio giallastro di mille luci e di mille neon, ci sarà ancora quella follia incomprensibile che chiamano New York, la città che tutti dicono di detestare e che tutti continuano ostinatamente a percorrere con l’unico scopo non dichiarato di capire quanto l’amano. E col terrore di scoprire quanto poco ne sono riamati. Così, si ritrovano a essere solo uomini, uguali a quelli che popolano tutto il resto del mondo, semplici esseri umani che si rifiutano di avere occhi per vedere, orecchie per sentire e una voce da contrapporre ad altre voci che gridano più forte.
Sul tavolino di fianco alla sedia su cui è seduta la ragazza ci sarà una Beretta 92 SBM, una pistola col manico di dimensioni leggermente ridotte rispetto al normale, appositamente costruita per adattarsi a una mano femminile. Prima di appoggiarla sul piano di cristallo avrà inserito con un gesto deciso il colpo in canna e il rumore dell’otturatore sarà rimbalzato nel silenzio della stanza col suono secco di un osso che si spezza. A poco a poco i suoi occhi si saranno adattati all’oscurità e riuscirà ad avere la percezione del luogo in cui si trova anche con le luci spente. Lo sguardo della ragazza sarà fisso sulla parete davanti a lei dove indovinerà, più che vederla, la macchia scura di una porta. Una volta, a scuola, ha imparato che guardando intensamente una superficie colorata, quando si distoglie lo sguardo resta impressa nelle pupille una macchia luminosa del colore esattamente complementare a quello fissato in precedenza.
La ragazza sentirà il proprio sorriso amaro fiorire nel buio.
I colori complementari sono quelli che mescolati insieme nella giusta quantità danno come risultato il grigio assoluto. Questo non può succedere con l’oscurità. Il buio genera solo altro buio. In quel momento, tuttavia, il buio non sarà il problema. Quando la persona che sta aspettando sarà arrivata, con il suo ingresso ridarà di colpo luce alla stanza. Neanche questo sarà il problema, e nemmeno la sua soluzione.
Dopo una strada apparentemente infinita percorsa per uccidere o per non essere uccisi, dopo un lungo viaggio in quel tunnel dove solo poche ridicole luci indicavano la strada, ora due persone saranno finalmente prossime a uscire nel sole. E saranno le uniche in possesso di quella condizione mentale che rappresenta da sola la parola, l’udito, la vista: la verità.
Una è lei, una ragazza troppo spaventata per sapere di possederla.
L’altra, naturalmente, sarà la persona che sta aspettando.
Lui, l’assassino.


